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Testo mostra Melodie creative

Mostra “Melodie creative dinamismo e leggerezza”

 

Testo critico di Daniela Brignone

Danza, teatro, musica, e poi colore…

 

Danza, teatro, musica, e poi colore, strumenti musicali, composizioni che nascono da un progetto pittorico che si libera nel corso degli anni. Con un ritmo che si fa via via sempre più incalzante, Alessandra Spina riunisce mentalmente elementi scenici nati sulle onde di emozioni che si liberano, fino a diventare sempre più leggeri, incarnando, attraverso anatomie appena definite, la forza di una melodia determinata da una consapevolezza sempre più matura. È la fusione del suono e del colore, di una musicalità cromatica nata da un’esigenza interiore e da una tensione da cui si sviluppa una sinfonia surreale che porta l’artista a selezionare e rappresentare un momento unico di una composizione scenica.

Rispetto alla prima produzione, Spina dà una fisionomia agli individui, li delinea più nettamente: è la conferma di un’identità e di una crescita in continuo sviluppo. La sua non è quindi una mera rappresentazione di elementi, ma la creazione di un sistema interiore in cui si celano gli interrogativi, le aspirazioni perdute, la nostalgia, i legami non più esistenti. Attraverso il dinamismo dà corpo ad una riflessione scaturita da eventi esterni, principio evolutivo di un’analisi del mondo e della sua rappresentazione attraverso la pittura.

Ciò che crea è un rapporto sinestetico tra suono, colore e danza, un’arte coinvolgente che segue il ritmo anche della luce, delle tonalità gravi interrotte dai brevi lampi di colore delle ballerine o degli strumenti musicali, che colloca nella sfera onirica , forse un anelito ad una leggerezza auspicata e all’acquisizione di una consapevolezza.  Attraverso la pittura, la visione viene concretizzata e assume una materialità, diventa presente.

Nei ritmi e negli equilibri sospesi della danza rievoca un mondo surreale, parallelo, in un luogo svincolato dalle leggi ineludibili della prospettiva, e quindi libero, contrassegnato solo da squarci cromatici. In esso  lo spazio mentale dell’artista concepisce uno spazio fisico in cui attori immaginari, emersi da panorami familiari, accennano passi di danza e in cui l’elemento sospeso, in punta di piedi, di ciò che non è definito, diviene una costante di questo ciclo pittorico. In bilico, nelle loro pose precarie, le ballerine sono espressione della condizione umana: in punta di piedi l’uomo si affaccia alla vita, compiendo piccoli passi per trovare se stesso.

Con gli anni Spina scopre interazioni artistiche più complesse , relazionate alla sua nuova identità e maturità, ed esplora un nuovo territorio pittorico, quello astratto, che si affianca al precedente, in una sorta di destrutturazione della sua ideologia. Il disegno lascia il posto a nuovi segni materici e gli elementi precedenti si fondono e diventano un tutt’uno. La visione si immerge nella quotidianità e ne scaturiscono nuove immagini che vanno al di là dell’ovvietà, in cui si trovano nuovi scatti di vitalità, come spiragli di una nuova esistenza. Le corde degli strumenti del ciclo onirico sono adesso ricreate attraverso le linee materiche, attraverso le quali risuonano le forze della natura, in una composizione equilibrata e armonica che talvolta lascia spazio ad un vortice, simbolo della cosmogonia e dell’energia creatrice.

In una maglia dai fili sottili che invade la tela, si intravedono eventi tangibili che l’artista prova a comunicare,  lasciando però l’osservatore alle molteplici interpretazioni e a riferimenti soggettivi ed esperienziali, sottolineandone al contempo un’estetica basata sull’equilibrio e una precisa organizzazione dello spazio che riflette la volontà di ancorarsi al reale e di esprimere le sue verità esistenziali.

                                                       

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